Friday, February 8, 2008

Birre giapponesi: "SAPPORO"

Torno dopo un periodo di inattività (scusatemi! ^__^) per scrivervi come promesso la seconda puntata della rubrica sulle birre giapponesi, in particolare oggi vi parlo della Sapporo.














Come potete facilmente immaginare del titolo, la Sapporo è una birra originaria dell'Hokkaido.
Il suo simbolo, rappresenta la stella Polare probabilmente cara ai primi esploratori giapponesi che "colonizzarono" quello che oggi è appunto l'Hokkaido.
Tutto iniziò nel 1876, quando Seibei Nakagawa, di ritorno dalla Germania supervisionò la produzione della birra per la Kitakushi Brewery (Kitakushi era la Commissione per lo sviluppo dell'Hokkaido).
Nel 1886 la compagnia divenne privata e dovette subito confrontarsi con la concorrenza della Japan Brewery e della Osaka Brewery con le quali si unì nel 1906 andando a formare la Dai Nippon Brewery (come già accennato nel post precedente).
Questa situazione continuò fino al 1949 quando la compagnia si divise in Asahi e Nippon Brewery.
La Nippon Brewery nel 1956 ricominciò a produrre la Sapporo e nel 1964 ne prese il nome.
Oggi la Sapporo a dispetto del suo nome ha il suo quartier generale a Tokyo (Ebisu e Shibuya) pur possedendo stabilimenti anche a Chiba, Shizuoka e nell'Hokkaido stesso.
Nel 1971 la Sapporo lanciò il marchio "Yebisu" (di cui vi parlerò nel prossimo post).

Fra le varietà sicuramente più famose ci sono la Sapporo Draft (la più antica in commercio e reperibile anche qui in Italia) e la Sapporo Classic che potete vedere nelle foto in alto.
Altre varietà come potere vedere qui sotto sono la Sapporo Black Label (in prduzione dal 1977), la Sapporo Reserve e la Sapporo Imported (che è poi quella che ho sempre bevuto nei ristoranti giapponesi della mia città e mi è sembrata identica alla Draft).






Personalmente ritengo che la Sapporo e la sua variante Yebisu in praticolare, siano le migliori in circolazione, e sono quelle che preferisco anche come accompagnamento al sushi.
Per finire ecco a voi come al solito un originale spot pubblicitario nipponico....



Ed ecco il link per chi non lo visualizza qui: http://it.youtube.com/watch?v=JrMroaHY624

Kampai!

Wednesday, January 30, 2008

ぽっぽや - Il Ferroviere



















In attesa di deliziarvi con un altro post in materia di birra (vi do una preview, la prossima sara la Sapporo ^___^), scrivo questo post interlocutorio per segnalarvi un film che mi è veramente piaciuto moltissimo.
E' interessante come per i film si scoprano piccoli capolavori per puro caso; un giorno vidi Black Rain bellissimo film di Ridley Scott ambientato ad Osaka e nel cast c'era appunto Ken Takakura, che nemmeno conoscevo.
Ovviamente appena scoperto il suo nome sono andato a vedere la sua filmografia ed ecco qui che mi ritrovo davanti questo adorabile film: Poppoya.
Il film è del 1999 e il regista è Yasuo Furuhata.
E' la storia di un ferroviere, ormai anziano, rimasto vedovo e senza figli.
Tutta la sua vita è dedicata alla ferrovia, al suo ruolo di capostazione in un piccolissimo paesino dove ancora arriva un piccolo vecchio treno.
Un oasi di tradizione destinata a scomparire ed infatti gli viene comunicato che la stazione chiuderà a breve.
Ma qualcosa di inaspettato deve ancora succedere.....

La storia che detta così potrebbe sembrare triste e noiosa è in realtà un commovente e dolce racconto dei pensieri di quest'uomo che giunto alla fine ormai della sua vita ripensa al suo passato.
Takakura ci regala una prestazione veramente grande, interpretando perfettamente un personaggio tanto orgoglioso e "vecchio stile", quanto fragile e sensibile.
Piccola parte nel film ha anche Ryoko Hirosue, l'attrice che ho appena citato nel post precedente protagonista del film "Wasabi" con Jean Reno.
Non voglio dirvi altro....non voglio anticiparvi nulla nel caso decidiate di reperire questo film e vedervelo (cosa che vi consiglio vivamente).
Sappiate solo che è proprio un piccolo gioiello...uno di quei film un pò sconosciuti che è sempre un piacere scoprire per chi è appassionato di cinema.

Saturday, January 26, 2008

Birre giapponesi: "KIRIN"

Come alcuni di voi forse ricorderanno, nel mio vecchio blog scrissi un articolo che esprimeva il mio enorme apprezzamento per la birra giapponese. ^__^'
Ora in onore del nuovo blog ho deciso di inaugurare una breve rubrica a puntate in ognuna delle quali vi parlerò, anche con l'aiuto della rete, delle varie birre nipponiche.

Partiamo oggi dalla Kirin.













La Kirin Brewery Company Ltd. (麒麟麦酒株式会社, Kirin Bīru Kabushiki-gaisha) fa parte del gruppo industriale Mitsubishi.
La compagnia, nacque nel 1885 per volontà di Yonosuke Iwasaki, Eiichi Shibusawa, W.H. Talbot e E. Abbott i quali, con l'aiuto dello scozzese Thomas Blake Glover, "rifondarono" una compagnia di birra inattiva dal 1884 e fondata pochi anni prima dall'americano di origini norvegesi William Copeland.
Chiamata inizialmente Japan Brewery company Ltd., nel 1888 già era nota col nome di Kirin.
Inizialmente quindi parte dei membri fondatori era straniera ma entro il 1907 la compagnia era già completamente in mano ai giapponesi.
Il nome Kirin è ispirato ad una creatura mezza drago, con zampe di cavallo che secondo le antiche tradizioni cinesi, se catturata, era portatrice di fortuna.
Con stabilimenti costruiti a Yokohama e Hamagasaki, la compagnia aumentò rapidamente la sua diffusione.
Dopo un difficile periodo nel 1923 quando in grande terremoto del Kanto distrusse lo stabilimento di Yokohama e dopo un altro periodo difficile durante la Seconda Guerra Mondiale, l'ascesa nelle vendite ricominciò, fino a culminare nel 1954 nella conquista del primato nazionale di vendite con una quota del 37,1%.
La cosa interessante è che in questo la Kirin fu diciamo aiutata nel 1949 dalle forze di occupazione statunitensi, che divisero in due branche l'allora colosso "Dai Nippon Brewery", due branche che successivamente diventarono nientemeno che la Asahi e la Sapporo.
Nel 1977 fu raggiunto il record ogni epoca di vendite.
Negli anni '80 cominciarono le esportazioni verso Europa, America, Asia e Australia.
Nel 1998 la Kirin divenne il quarto produttore mondiale di birra.
Il dominio della Kirin continuò incontrastato fino al 2001, quando la Asahi superò per la prima volta dopo 50 anni la Kirin con una percentuale di vendite del 38% contro una del 35% della rivale.
Nella sua storia la compagnia vanta collaborazioni con altri grandi colossi internazionali come Budweiser e Heineken.
Attualmente sono in produzione diverse tipologie di birra sotto il marchio Kirin: fra le più note la "Kirin Ichiban Shimbori" (prodotta dal 1990), la versione "Light", la "Kirin Green" e la "Kirin Gold".
Piuttosto note sono anche la "Kirin Lager" (in produzione fin dal lontano 1888), la "Kirin Black" (che come potete intuire è quella scura) e la "Kirin Dry".
Posto qui di sotto per concludere alcune foto di lattine diciamo un pò più rare, fra cui anche una singolare edizione per i mondiali di calcio 2006 "Samurai Blue" e la "Kyoto 1497" (cioè la riserva speciale prodotta dal 1988 al 2003 per essere venduta solo a Kyoto).





Aggiungo al post un bel video promozionale della Kirin con la mitica attrice del film "Wasabi" Ryoko Hirosue! ^___^



Per chi non lo vede, il link: http://it.youtube.com/watch?v=7Zat_7CAhcE&NR=1

Kampai!

Thursday, January 24, 2008

Yoshida Kyodai - Rising & Kodo



Per chi non vede il video qui ecco il link: http://it.youtube.com/watch?v=RERXiliJfdI

Vi presento gli Yoshida Brothers (nome con cui sono noti internazionalmente).
Ryoichiro e Kenichi sono nati rispettivamente nel 1977 e 1979 a Noboribetsu nell'Hokkaido.
Come potete vedere sono due spettacolari musicisti che utilizzano lo Shamisen mescolando il tradizionale stile Tsugaru Shamisen a suoni moderni.
Il video in alto è il pezzo più rock, in quanto sono accompagnati da una band ma ce ne sono anche altri più tradizionali tipo questo qui sotto:



Ecco il link: http://it.youtube.com/watch?v=Ron17xFNBf0

Aggiungo anche questa Jam Session spettacolare...



Ecco il link: http://it.youtube.com/watch?v=y07443uFw5A

Tuesday, January 22, 2008

Flebile speranza di un futuro in Giappone!!!















Allora, come alcuni di voi (quelli a cui l'avevo raccontato) forse ricorderanno, io sono all'ultimo anno della Laura Specialistica in Giurisprudenza.
Come potete dedurre da soli non c'è forse niente di più lontano da una possibilità di lavoro in Giappone, essendo i tipi di diritto estremamente differenti e essendoci davvero pochi contatti fra i nostri Paesi in questo ambito.
Non mi sono mai nemmeno posto il problema perchè davo per scontato che non ci fosse niente da fare.

Qualche mese fa ho partecipato ad un corso di sei mesi in "English for Law & International Transactions" tenuto da professori statunitensi, inglesi e australiani. Voi direte, che centra? Niente infatti.... se non fosse che ho scoperto che l'anno prima dei quando l'ho fatto io, allo stesso corso era stato invitato come relatore un professore di diritto dell'Universita di Hiroshima.
Ovviamente mi sono subito mobilitato (avete presente nei film americani quando succede qualcosa di importante che iniziano ad andare non si sa dove persone auto ed elicotteri?....ecco ho fatto metaforicamente una cosa del genere) e ho preso informazioni.

Cosa salta fuori? Che il mio professore di Diritto Penale ha la mail e conosce piuttosto bene il tipo giapponese in questione e che una volta che sarò laureato lo contatterà per vedere di mandarmi da lui in una sorta di scambio interculturale-giuridico in Giappone.
Ora, non c'è niente di certo.....ma già la semplice speranza di coniugare il "lavoro" con quella che è la mia più grande passione è fantastica.

Ne approfitto per chiedere a voi, chi ne sapesse qualcosa....Hiroshima com'è?
Certo...non è Tokyo...ne andrei la per turismo....ma volevo sapere che c'è di bello nei dintorni o se ci sono luoghi di interesse a poca distanza.....lasciatemi sognare almeno per un pò. ^___^

Monday, January 21, 2008

Ryogoku e un grande Ramen

































Scrivo questo post senza troppe pretese informative, nel senso che sono certo di non poter giungere ad un livello di professionalità enciclopedica pari a quello del blog di Nicola...quindi mi limiterò a raccontare quella che è stata una delle giornate più interessanti e rilassanti durante mia permanenza a Tokyo.
Io e alcuni miei compagni di ventura abbiamo deciso di recarci al quartiere del Sumo, Ryogoku. Va detto prima di tutto che purtroppo per la maggioranza del tempo in cui sono stato a Tokyo le condizioni meterologiche non sono state granchè, per cui questa mattinata di sole splendente già di per sè era speciale.
Appena scesi dal treno e dopo 5 minuti di cammino quasi casuale (non chiedetemi di fermate e nomi di stazioni perchè non ricordo nulla....) mi trovo davanti allo "stadio" del Sumo che vedete in foto qui sopra.
Ora dovete sapere che io sono uno di quei folli che il Sumo lo segue dall'Italia per cui potete immaginare l'emozione nel trovarmi di fronte al mitico Kokugikan, luogo in cui annualmente si svolgono 3 (a gennaio, maggio e settembre) dei 6 tornei previsti (gli altri 3 a Fukuoka, Osaka e Aichi).













Un luogo immenso, pulitissimo, tutto l'opposto dei nostri luoghi di sport qui in Italia.
I miei compagni decidono di recarsi al museo del Sumo, e io sono tentatissimo, ma dato che sto morendo di fame ed ho finito la mia scorta di Onigiri nello zaino comprati al SevenEleven, convinco uno di loro a seguirmi alla ricerca di un ristorante.
Così ci incamminiamo totalmente a caso entrando qua e la a chiedere (per quanto ci permette il frasario LonelyPlanet, cioè quasi nulla) dove possiamo trovare da mangiare.
Scartiamo una pizzeria e un ristorante italiano, nonostane i crampi della fame. Davanti al McDonald non mi volto nemmeno a guardarlo.
Intorno alle 14.00 individuiamo un piccolo ristorantino, completamente vuoto, con dentro solamente un anziano signore e quella che presumo fosse sua moglie.
Bussiamo (qui forse ci sarebbe dovuto balenare alla mente che era già chiuso) e la signora viene ad aprirci, con una espressione del tipo "che due palle questi qui" tuttavia ben mascherata dal tipico velo di gentilezza caratteristico dei nipponici.
Il posto sembra un "postaccio" detto in accezione positiva...pentole sporche in vista, proprietario che sta su una sedia a guardare il baseball, assenza di qualsivoglia menu.

























Scopriamo dopo che i fogli appesi davanti alla nostra testa scritti rigorosamente solo in giapponese sono il menu.
Loro parlano solo giapponese. Panico. ^__^
Io taglio subito la testa al toro: "sumimasen, niku ramen soshite Asahi biru arigato gozaimasu".
E qui ho già esaurito il mio vocabolario.
A questo punto i due gestori forse mossi da compassione per due poveri gaijin affamati e non parlanti la lingua locale cambiano un pò attenggiamento e diventano tutti disponibili.
Il mio compagno si lancia in qualcosa di più complesso e riesce a ordinare qualcosa d'altro (non so quanto volontariamente).
Il vecchietto sorride e comincia a cucinare.
Ecco il risultato:




























Non so bene come poter esprimere a parole quanto erano buoni questi cibi.
Non ho, in tutto il resto del mio soggiorno, mangiato un ramen migliore di questo...veramente una cosa ottima...e anche il piatto del mio amico (di cui ignoro il nome) era eccezionale.
Il vecchiatto ci guardava compiaciuto spazzolare tutto e rideva.
Noi abbiamo mangiato e bevuto e siamo usciti con un sorriso a 32 denti.
Dalle apparenze non si sarebbe mai detto, ma io generalmente mi infilo appositamente nei ristoranti più "malfamati" sapendo che di solito non si esce mai delusi...un pò come qui da noi nelle osterie in montagna o in collina.
Vorrei tanto potervi dare le indicazioni per spiegarvi dove si trova il meraviglioso luogo.
Nel caso vogliate provarlo posso solo tentare di dirvi ciò che mi ricordo.
Passato lo stadio lasciandoselo sulla sinistra, camminate dritto per un bel pò finchè non trovate questo porticato, sempre sul lato sinistro della strada.














Ora da qui...non so esattamente dove, ma in una stradina a sinistra poco distante c'è un grande edificio tutto di mattoni rossi, che si nota: di fronte a questo edificio c'è il ristorantino.
Lo so non si è capito niente...ma di più non riesco a dirvi!
Gomen!
[Fine Prima Parte]

Saturday, January 19, 2008

Adrift and at Peace



Per chi non vede qui il video ecco il link: http://it.youtube.com/watch?v=ymX46DYknuY

Ok, è evidente che sono in stato di "ultrattività da apertura di nuovo blog"....ma l'importante è esserne consapevoli e io lo sono. ^__^
ADRIFT & AT PEACE è una canzone dei Nine Inch Nails; la canzone non ha un video ufficiale (quello qui proposto e a mio parere molto ben fatto, è di un fan su YouTube) e non ho alcuna idea di cose significhi per l'autore, infatti non ha un testo ed è strumentale.
Ciò che mi ha colpito fin dalla prima volta che l'ho sentita è il significato del titolo stesso. Se non erro nel tradurre significa "alla deriva e in pace", frase che per come l'ho interpretata io è geniale.
Nella vita quasi tutti sentono il bisogno di avere un controllo su ciò che accade...è normale credo, sentirsi senza controllo spesso spaventa, in tutti gli ambiti della nostra esistenza che sia il lavoro, l'amore...qualsiasi cosa.
La realtà è che noi non avremo mai il controllo totale della nostra vita: ce la si può mettere tutta, ma esiste anche il fato, o il caso, o Dio...chiamatelo come più vi piace.
Quindi per me "adrift and at peace" significa aver trovato la tranquillità nel sapere che il controllo di ogni cosa non lo si può avere... si può essere alla deriva ma felici. Capire che nella vita forse sono più le cose che non si capiscono di quelle che si capiscono e che molte le si capisce molto più tardi di quando si vorrebbe, ma l'importante è farle lo stesso, liberarsi dei timori e delle insicurezze.
Vivere più liberi psicologicamente insomma.
Certo non vuol dire rassegnarsi alle cose, tutt'altro...ma significa capire che l'importante è vivere come ci sentiamo meglio, e se si va un pò alla deriva va bene così, non importa, è la vita, fa parte del viaggio.
Per non parlare dell'aspetto musicale di questa canzone che si potrebbe direi definire di "contatto con la natura".
Avete presente quando una canzone vi fa sentire vicini alla terra....quando evoca alla mente qualcosa di mistico, di ancestrale..quando vi scalda l'anima?
Mi da un sensazione di conforto, di distacco dai problemi quotidiani, di calma e rilassatezza.
Vi ringrazio di cuore per essere arrivati in fondo a questo mio sfogo parafilosofico... ^__^
Oyasuminasai!